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PILLOLE DI STORIA A 33 GIRI: FRANCO CALIFANO, IMPRONTE DIGITALI

A cura di Riccardo Soldati


"Vorrei innanzitutto ricordare che sono stato in galera due volte ed entrambe le volte assolto perché il fatto non sussisteva. La mia fedina penale è completamente pulita”. Lo ripeteva spesso Franco Califano nelle sue interviste e nei suoi libri, quasi a voler ricordare a tutti che il Califano personaggio viaggiava purtroppo sempre più forte del Califano artista. E che artista oltretutto!




Viene arrestato la prima volta nel 1970 e a seguire nel 1984: da quest’ultima esperienza nasce Impronte Digitali. L’album viene scritto interamente tra le quattro mura della sua cella, risultando essere il lavoro più intimista del cantautore Romano nato tra i cieli della capitale Libica. L’artista, svuotato ingiustamente della sua dignità e libertà, si rifugia nella sua arte, gettando la propria anima sulla carta e creando alcune delle canzoni che ancora oggi vengono ricordate nei concerti a lui dedicati.


La particolarità dell’album risiede nella registrazione: Califano, uscito di galera e trasferito nella propria abitazione di Primavalle per scontare gli arresti domiciliari, costruisce una sala di registrazione in casa dove passare le proprie giornate: ed è qui che lavorerà alla creazione dell’album dove per la prima volta compaiono degli arrangiamenti in stile anni 80, figli dei sintetizzatori digitali.


L’album si apre con Impronte Digitali, brano che ti tocca nel profondo dell’anima, dove la voglia di gridare la verità si mischia con la poesia. Viene raccontata in maniera diretta l’esperienza che lo ha portato ad avere guai con la giustizia, diventando una canzone di riscatto per tutte quelle persone vittime di ingiustizie.


Io cerco amore da sempre, vendo solo canzoni, non spaccio altro e in ciò che vendo non trovi che emozioni” è il contraltare alle accuse, rivelatesi poi infondate, dei due pentiti Giovanni Melluso e Pasquale D'Amico. Canzone che non può mancare nella propria playlist.


Numerosi sono poi i riferimenti alla sua innocenza anche negli altri brani: “sogno le strade che portano al mare, chi è prigioniero invece muore” in Da Solo; “no di roba non ne trova, chi la vende non è qua” in Nel Mio Bazar; “Mia è la libertà, beato chi ce l'ha” ne Il Cantante; “due ali per volare dove sono le stelle, l'eterno che mi possa far salvare la pelle, io non ce l'ho” in Quando è Notte.


L’amore, il marchio di fabbrica del Maestro, non manca neanche in questo lavoro: ne sono la prova Padroni di una notte (“Tu sei la pergamena che si offre alla mia penna, con cui io ricamo poesie sulla tua pelle nuova”), Appunti sull’anima (“Bella però la fine sul fondoscala dei tuoi occhi, certo è l'ultima occasione ma è così pura e senza trucchi”) e Amare è (“Amare è quando una sua foto ti basta per riempire un vuoto”). In un intervista di fine anni 80 dichiarò “Sì, ho scritto Impronte Digitali e canto ancora quella canzone perché ho sulla pelle ancora i segni per quel che mi è successo. Ma fra qualche tempo spero di poterla togliere dal repertorio”.

Da qualche anno l’album è inspiegabilmente assente sui digital store e fuori produzione per quanto concerne i supporti fisici (vinili e CD), ma è possibile trovarlo su YouTube dove negli ultimi 10 anni ha raccolto un milione e più di ascolti. Ciò ha aiutato ad aumentarne il passaparola tra i fans e quell’alone di intimità che lo accompagna, tant’è che da qualche anno viene organizzata, nella sua casa di Ardea, una kermesse canora intitolata appunto Impronte Digitali, a dimostrazione dell’importanza dell’album nella carriera del Maestro.


“Difficile spiegare che sei uno pulito, quelli che non sanno bene come hai sempre vissuto se la legano al dito”. La verità è che tutti noi avremmo potuto essere per un giorno il Franco Califano personaggio, ma nessuno sarebbe stato in grado di essere il Franco Califano artista.


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